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L'uomo che andava in giro con la sua testa


"L'uomo che andava in giro con la sua testa" (2012), è un testo teatrale di Bruno Zucchermaglio, finalista al concorso internazionale di drammaturgia "Alexander Langer - 10 punti per la convivenza", 2012.
Il testo è ancora inedito.

...

FRAU - Ah ah ah…! Ma sei ridicolo, ridicolo! Siete ridicoli. Sei ingabbiato lì dentro e
ancora non sei riuscito a deciderti! Tedesco, italiano o ladino? Deciditi deciditi deciditi! Su
su su! Forza! Veloce, non abbiamo tempo da perdere, qui!

DONNA - Non riesce, non è capace, non ne è in grado. Non ha ancora sviluppato la sua
identità, la sua integrità. Non ce la fa, non ce la fa… Poverino. Direi che mi fa pena, in
qualche modo… se non sapessi che è egli stesso la causa della sua sofferenza, del suo
struggimento, del suo continuo e cantilenante lamentarsi… Se ne sta lì tutto il giorno a
dimenarsi dicendo, e lagnandosi soprattutto, di essere ingabbiato, rinchiuso, ristretto,
costretto, coartato, ih ih ih, che bella parola: coartato! E se ne sta lì e non capisce, non
comprende, quanto sarebbe semplice, per lui, sì, ma non solo per lui, bensì per tutti,
anche per tutti noi, sì, (urla) PER TUTTI! Quanto sarebbe facile non pensare a quella
gabbia, che poi di fatto gabbia non è…, e vivere tranquillamente, imperturbabilmente,
come fanno gli altri, come farebbero gli altri se non ci fossero poche, pochissime, ed
egoistiche persone, come lui, sì, sì, sì, perché lui è un egoista, eh sì…. I suoi sostenitori, i
suoi ammiratori, i suoi seguaci son tutti lì a dipingerlo come un uomo aperto, tollerante,
lungimirante, benpensante no, questa definizione è troppo conservatrice e borghese… ma
dicevamo che i suoi fiancheggiatori lo definiscono privo di pregiudizi e altruista…. Quando invece il suo atteggiamento e la sua testardaggine altro non sono se non espressioni tangibili del suo egoismo e della sua ottusità, irremovibilità per non dire limitatezza. Così facendo, lui e quei quattro sedicenti “obiettori etnici”, che come gli obiettori di coscienza militare in carcere dovrebbero stare! … Infatti in qualche modo è proprio lì che stanno visto che con il loro modo di fare sono essi stessi artefici della percezione di quella gabbia in cui credono di essere rinchiusi e che invece gli altri, accettandola per quello che è, nemmeno vedono, nemmeno considerano, nemmeno intravedono, finendo con non doversi neppure porre il problema se accettarla o meno perché così facendo alla fine essa non c’è!

MAN - Basta, smettila, smettetela! Io mi rifiuto di farmi ingabbiare, di assecondare la
vostra schedatura etnica, di farmi catalogare, di essere un elemento inerte di un catasto
etnico, di accondiscendere al vostro sistema basato su blocchi a compartimenti stagni e
non comunicanti, privi di zone grigie, caratterizzato da una nitida delimitazione senza
sfumature di ombra.

FRAU - (Ride sguaiatamente e con veemente e sprezzante ironia) Uah! Ah ah! Come se
non ci fossero già, e da sempre, questi blocchi, queste delimitazioni, questo catasto.
Come sei ingenuo, come sei naïf, si dice così, no? Lo sai che cosa mi fa più arrabbiare? È
che hai ragione. Credi che non lo sappia? Alla fine tu hai ragione: il censimento etnico è
una gabbia… (Con veemenza) Ma è possibile che un uomo ritenuto così intelligente come
te non comprenda che tutto il sistema in cui viviamo è sempre e comunque un gigantesco catasto?

...

NON TORNO PIÙ

NON TORNO PIÙ

NON TORNO PIÙ
di Bruno Zucchermaglio

con
Margherita Baccelliere
Alexandra Hofer
Laura Zucchermaglio
Marina Cagliari

Silvia Volpato
Maria Pircher

luci e suono
Andreas Vale

costumi
Sieglinde Michaeler
Walter Granuzzo

traduzioni
Sabina Lusser
Alexandra Hofer

regia
Bruno Zucchermaglio

 

“Non torno più” è il proposito che Patrizia non riesce mai a mettere in pratica, anche perché è da anni che vorrebbe abbandonare la piccola cittadina altoatesina in cui abita, ma in realtà non parte mai. In diretto contrasto con Patrizia, Sophie vive in continuo movimento, tuffandosi in pieno in tutto quello che la piccola città di provincia può offrire.
Mentre le due protagoniste affrontano con fatica la cruda realtà di un’età adulta che vorrebbero rimandare, intorno a loro prendono corpo i ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza vissute con allegria e spensieratezza, ma in cui già si delineano conflitti personali e scontri etnico-linguistici, derisi e sbeffeggiati quanto sofferti.

Questo testo teatrale è stato rappresentato nel 2004